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Lettera all’ostetrica

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Foto fonte web

4 mesi fa…

“Sophia, la pressione non scende devi restare qui in ospedale, tra poco ti induciamo il parto, non ti preoccupare andrà tutto bene”

Io ero serena perché il termine era il giorno dopo, poi i miei 24 kg in più cominciavano a pesare davvero ed in fine non vedevo l’ora di conoscere Angelo… Scoppiai a piangere lo stesso, in realtà non so perché, un pò perché avevo capito che da li a breve non avrei più sentito muovere dentro di me il mio cangurino, un pò perchè spaventata da quello che sarebbe successo nelle ore successive. Però, al mio fianco avevo Alberto e tutto risultò più facile.

Fino ad un certo punto.

Un’ostetrica mi accompagnò in stanza e mi disse:” dai chiama il tuo ginecologo e fatti rispedire a casa”

io la guardai spiazzata

“qui vogliono medicalizzarti il parto, fidati vai a casa”

… guardai Alberto, lui guardò me con occhi apparentemente tranquilli e mi disse:

“amore se la dottoressa ha detto così ascoltiamo il suo consiglio”

… eh si… in fondo era lei la dottoressa, e poi avevo la pressione alta poteva far del male al mio bebè, e a me.

Decidemmo ovviamente di non seguire il “consiglio”  dell’ostetrica e rimanere li in attesa di notizie sul da farsi. “Alloggiavo” in sala parto perché le stanze della ginecologia e dell’ostetricia erano tutte piene…

E arrivò lei, ostetrica carina e giovane, con una lunga chioma castana, non era quella contraria all’induzione, si siede ai piedi del mio letto, io tirai un sospiro di sollievo.

“Sophia, ora devi prepararti”

La mia mente era vuota

“L’induzione del parto può mettere duramente alla prova la psicologia di una donna”

Volevo alzarmi e andarmene

“Potrebbero volerci giorni, molti tentativi potrebbero risultare invani, considera poi che tra un tentativo e l’altro devono passare più di sei ore, quindi prepararti, sarà lunga, probabilmente te lo indurranno domani”

🔙🔙🔙🔙🔙🔙

Qualche ora prima sognavo il mio parto, mi immaginavo io col mio compagno sereni, accolti da ostetriche dolci, a fare le visualizzazioni imparate al corso di yoga e a vocalizzare. La A era quella che mi faceva sentire meglio…

🔜🔜🔜🔜🔜🔜

Immaginavo che poteva non essere una passeggiata, ma mi aveva spaventata, mi aveva molto spaventata.

Si alzò e andò finalmente via…

Da questo momento fino a quando arrivò la dottoressa mille emozioni mi passarono per la testa… “voglio andare a casa”, “voglio cambiare ospedale”, “quanti giorni dovrò rimanere qui dentro”

Dopo circa 1 oretta arrivò la dottoressa, quella che decise di indurmi il parto e cominciò con la prima procedura.

Inserimento di ossitocina.

Prima ed unica procedura visto che le contrazioni mi partirono da subito regolari e da li a 12 ore avrei partorito…

Sembrava tutto eterno e invece, prima di quanto pensassi, il mio cuore cominciò a battere forte e mi innamorai nuovamente, anzi di più…

Avevo il mio bebè appoggiato al petto, il mio uomo che mi stringeva la mano… il resto non contava niente…

Non vedevo solo l’ora di tornare a casa…

Nei giorni seguenti l’adrenalina, la felicità, la dolcezza delle infermiere del nido riempirono di colore le mie giornate.

A distanza di mesi però sono ancora molto arrabbiata.

Arrabbiata perché OGNI donna in gravidanza e procinta al parto merita tutte le attenzioni e dolcezze possibili.

Perché una gestante non va MAI spaventata, ma accompagnata.

Perché se tu hai le tue idee, se proprio vuoi, puoi illustrarmele ma non forzarle.

Se mi vedi piangere perché sono stanca e spaventata, non dirmi “non stai mica per morire”, ma prendimi la mano e dimmi “tieni duro che ce la fai”.

Se un giorno, si tu, ostetrica, sei particolarmente stanca e nervosa, ricordati che hai a che fare con una donna, una mamma, che ha bisogno di te, del tuo supporto e del tuo aiuto. Se cosi non sei in grado di fare, chiedi se puoi prenderti un giorno di ferie, perché tu non lo ricorderai, ma la donna che hai aiutato a partorire, quel giorno, se lo ricorderà per tutta la vita.

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