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Vinci gli attacchi di panico: la paura come alleata di vita. Part.1

Maggio 2017

Ultimo giorno di vacanza ad Alberobello, meraviglioso, dormire in un trullo, svegliarmi circondata da un ambiente che sembrava quasi fatato! La sera prima eravamo andati a mangiare in un bellissimo ristorantino del centro, piatti tipici pugliesi come me li preparava la nonna durante le vacanze estive. Dopo cena decidemmo di andare a visitare Ostuni, bevemmo l’amaro e poi andammo a dormire.

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Il giorno seguente Io e Alberto, prima di prendere l’aereo a Bari per tornare a casa, decidemmo di utilizzare il tempo rimasto per andare a visitare le grotte di Castellana, c’ero già stata da piccola con i miei genitori ma il ricordo era frammentario. Pagammo il biglietto e aspettammo il nostro turno per entrare in questa meravigliosa grotta con una guida. Scesi circa 50 metri sotto terra, sopra le nostre teste la luce entrava da una voragine nel suolo, che per noi in quel momento era il “soffitto”, faceva strano vivere per qualche istante e respirare sotto terra. Era meraviglioso. Ad un certo punto cominciarono a tremarmi le gambe, presi la mano di Alberto e la strinsi forte. Non capivo perché. Dissi alla guida che volevo uscire perché non mi sentivo bene ma la guida mi disse che era tutto normale, capitava spesso il tremolio alle gambe a seguito del cambio di altitudine. Ma il mio tremolio mi aveva messo una strana angoscia, volevo uscire, subito. Così la guida, chiamò un’altra accompagnatrice che mi mostrò la via d’uscita, gli altri proseguirono con la visita, Alberto compreso, sapevo di farcela da sola non volevo compromettere anche la sua visita. Uscii, mi fumai subito una sigaretta, a quel tempo fumavo ancora, e cercai di pensare a cosa mi era capitato, fumai un’altra sigaretta ma niente, non riuscii a trovare una motivazione a tutto ciò, ma stavo meglio, quello era l’importante.

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Foto della grotta

Un paio d’ore dopo andammo in aereoporto, all’ingresso del gate, stessa sensazione, anzi questa volta accompagnata da una forte tachicardia, pensavo di morire. Dissi ad Alberto di chiamare un medico, stavo male, il respiro era corto, avevo bisogno di sedermi e di ossigeno. Almeno questa era la mia convinzione. Arrivò il medico, mi chiese se ero incinta, non lo ero ancora, e mi diede qualche goccia di non so cosa. Presi l’aereo e tornammo a casa.

Cosa mi era successo? Dovevo scoprirlo, scrissi in internet: tachicardia, mancanza di respiro, e subito venne fuori: attacco di panico.

Eh già, io, che non ho mai avuto paura quasi di nulla, che non mi sono mai preclusa le esperienze della vita che mi si presentavano, eh già, è capitato anche a me.

Nei giorni a seguire mi si ripresentarono, un paio di volte anche mentre ero alla guida dell’auto, una delle due ero in coda. Qualche minuto di panico e poi, passato il tornado, solo una grande sensazione di stanchezza, come gli alberi in preda ad un forte vento che cercano di rimanere ben saldi al suolo, e passato il vento, lascia sempre il segno.

Avevo paura di aver paura.

Dovevo risolvere questa cosa, subito, avevo capito che se no avrebbe potuto rovinarmi la vita. Durava da qualche giorno ma era già troppo per me, io, abituata a sorridere alla vita, a cercare il lato positivo delle cose questa cosa proprio non potevo sopportarla, mi stava cambiando, si stava appropriando della mia serenità.

Questa è la mia esperienza, vissuta intensamente, mi sono analizzata fino all’osso, ho cercato i perché, mi sono fatta mille domande, ed ho trovato la via d’uscita. Voglio condividerla perché possa servire ad altre persone, anche se non ce ne rendiamo conto, al mondo siamo in tantissimi ad aver sofferto o a soffrire di attacchi di panico. Sicuramente almeno una persona che conoscete ne soffre o ne ha sofferto, magari ha solo paura di parlarne.

Che la mia esperienza aiuti.

To be continued

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