Vinci gli attacchi di panico: la paura come alleata di vita. Part.1

Maggio 2017

Ultimo giorno di vacanza ad Alberobello, meraviglioso, dormire in un trullo, svegliarmi circondata da un ambiente che sembrava quasi fatato! La sera prima eravamo andati a mangiare in un bellissimo ristorantino del centro, piatti tipici pugliesi come me li preparava la nonna durante le vacanze estive. Dopo cena decidemmo di andare a visitare Ostuni, bevemmo l’amaro e poi andammo a dormire.

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Il giorno seguente Io e Alberto, prima di prendere l’aereo a Bari per tornare a casa, decidemmo di utilizzare il tempo rimasto per andare a visitare le grotte di Castellana, c’ero già stata da piccola con i miei genitori ma il ricordo era frammentario. Pagammo il biglietto e aspettammo il nostro turno per entrare in questa meravigliosa grotta con una guida. Scesi circa 50 metri sotto terra, sopra le nostre teste la luce entrava da una voragine nel suolo, che per noi in quel momento era il “soffitto”, faceva strano vivere per qualche istante e respirare sotto terra. Era meraviglioso. Ad un certo punto cominciarono a tremarmi le gambe, presi la mano di Alberto e la strinsi forte. Non capivo perché. Dissi alla guida che volevo uscire perché non mi sentivo bene ma la guida mi disse che era tutto normale, capitava spesso il tremolio alle gambe a seguito del cambio di altitudine. Ma il mio tremolio mi aveva messo una strana angoscia, volevo uscire, subito. Così la guida, chiamò un’altra accompagnatrice che mi mostrò la via d’uscita, gli altri proseguirono con la visita, Alberto compreso, sapevo di farcela da sola non volevo compromettere anche la sua visita. Uscii, mi fumai subito una sigaretta, a quel tempo fumavo ancora, e cercai di pensare a cosa mi era capitato, fumai un’altra sigaretta ma niente, non riuscii a trovare una motivazione a tutto ciò, ma stavo meglio, quello era l’importante.

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Foto della grotta

Un paio d’ore dopo andammo in aereoporto, all’ingresso del gate, stessa sensazione, anzi questa volta accompagnata da una forte tachicardia, pensavo di morire. Dissi ad Alberto di chiamare un medico, stavo male, il respiro era corto, avevo bisogno di sedermi e di ossigeno. Almeno questa era la mia convinzione. Arrivò il medico, mi chiese se ero incinta, non lo ero ancora, e mi diede qualche goccia di non so cosa. Presi l’aereo e tornammo a casa.

Cosa mi era successo? Dovevo scoprirlo, scrissi in internet: tachicardia, mancanza di respiro, e subito venne fuori: attacco di panico.

Eh già, io, che non ho mai avuto paura quasi di nulla, che non mi sono mai preclusa le esperienze della vita che mi si presentavano, eh già, è capitato anche a me.

Nei giorni a seguire mi si ripresentarono, un paio di volte anche mentre ero alla guida dell’auto, una delle due ero in coda. Qualche minuto di panico e poi, passato il tornado, solo una grande sensazione di stanchezza, come gli alberi in preda ad un forte vento che cercano di rimanere ben saldi al suolo, e passato il vento, lascia sempre il segno.

Avevo paura di aver paura.

Dovevo risolvere questa cosa, subito, avevo capito che se no avrebbe potuto rovinarmi la vita. Durava da qualche giorno ma era già troppo per me, io, abituata a sorridere alla vita, a cercare il lato positivo delle cose questa cosa proprio non potevo sopportarla, mi stava cambiando, si stava appropriando della mia serenità.

Questa è la mia esperienza, vissuta intensamente, mi sono analizzata fino all’osso, ho cercato i perché, mi sono fatta mille domande, ed ho trovato la via d’uscita. Voglio condividerla perché possa servire ad altre persone, anche se non ce ne rendiamo conto, al mondo siamo in tantissimi ad aver sofferto o a soffrire di attacchi di panico. Sicuramente almeno una persona che conoscete ne soffre o ne ha sofferto, magari ha solo paura di parlarne.

Che la mia esperienza aiuti.

To be continued

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Trionfo di umanità ed esaltazione di dolcezza, l’allattamento. I primi 40 giorni

  1. allattamento_640x334.jpgfoto by Airc

Eccolo, liscio come una piuma, morbido come un pulcino, non ti può scappare. Ora è tra le tue braccia, attaccato al tuo seno, ha bisogno di te, lo nutri, è in extasi, ti accarezza con la piccola manina, non ti scappa, ora puoi ammirarlo in tutta la sua bellezza ed accarezzarlo, accarezzarlo tanto.

Wow, mi vengono i brividi a ripensare a quanto bello è stato, per me, attaccare al mio seno Angelo in ospedale.

Era nato da poche ore ma sapeva già dove andare, i pochi centimetri che lo dividevano al mio seno, per lui metri, li ha percorsi senza mai voltarsi, la sua meta era lì, il mio seno, il suo latte.

Angelo per mia fortuna è stato da subito un bambino vorace, lo mettevo disteso a fianco a me, entrambi distesi sul fianco e ci siamo dati del tempo… del tempo per capire come mangiare e come nutrire.

La cosa più naturale del mondo.

Io non vantavo di capezzoloni, ogni tanto la sua boccuccia scivolava nella mia “piattezza” ma nel giro di un paio di giorni, da quanto era interessato al mio seno, mi arrivò la montata lattea.

I primissimi giorni (circa 2) dal seno esce il colostro, per noi mamme quasi impercettibile visto che sono poche gocce, ma per l’organismo del nostro piccolo sono una pozione magica! Con il colostro, che è un siero giallo, la madre trasmette al bebè le proprie difese immunitarie le quali proteggeranno il neonato nei primi mesi di vita. Pensate poche gocce che magnifica barriera creano! Come dei mini guerrieri corazzati!

I primi giorni non ho sentito alcun tipo di dolore, finché non siamo tornati a casa…

Dicono che la famosa “quarantena”, è caratterizzata da giorni uno diverso dall’altro, sopratutto a livello morale. Io questo punto di vista non posso confermarlo, ero sempre in extasi!

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Ciò che ha caratterizzato questa altalena di giorni è stato per me l’allattamento.

Appena tornata a casa dall’ospedale infatti cominciai a sentire dolore mentre Angelo succhiava, aveva acquisito forza nella suzione ed io la sentivo. Il mio capezzolo non era abituato a tanto movimento!

Le ho provate tutte, paracapezzoli in argento, lanolina pura (già dalla gravidanza), poi però ho scoperto i paracapezzoli in silicone da applicare durante la poppata.

Per me, sono stati una salvezza!

Solitamente ne esistono di due misure, piccola(veramente tanto piccola)  e grande (a vederla enorme per il mio capezzolo!),

Decisi di acquistare quelle piccole, fu però una scelta sbagliata in quanto il capezzolo, quando Angelo tirava, si sfregava sul silicone causandomi comunque dolore.

Ascoltando il consiglio di un’amica, dopo circa 30 giorni di prove e non lo nego “sofferenze”, provai quelle “enormi”, ed erano perfette! Mai più dolore!

Nonostante le ostetriche mi avessero detto di utilizzarle solo per i primi giorni, io bastian contraria le utilizzai per tutti i primi tre mesi, mi trovavo così bene!

La scelta dell’abbandonarli è capitata un pò per caso.

Un giorno li dimenticai a casa, Angelo era in preda alla fame e lo attaccai a “nudo”, non mi faceva più male!!

È stata per me una conquista!

Ho mai dato latte in polvere ad Angelo? Si una decina di volte.

Ricordo i primissimi mesi, quando Alberto tornava a casa da lavoro ed io avevo bisogno di staccare un pò la spina, andavo a fare la spesa! Solitamente utilizzavo un tiralatte manuale per lasciare ad Alberto un pò di scorta, era matematico che appena varcavo la porta di casa Angelo piangeva perché voleva il latte (anche se aveva mangiato 30 min prima!). Non sempre riuscivo a tirarmelo, o per mancanza di tempo o per mancanza di latte se aveva fatto un pasto poco prima, allora qui tornava d’aiuto il latte in polvere comprato all’inizio dalla nonna “perché non si sa mai”!

Come in tutte le cose, il consiglio che mi sento di dare sempre è:

LA SERENITÀ PRIMA DI TUTTO

Mamma serena, bimbo sereno

Ogni mamma è giusto prenda le proprie decisioni in merito.

Con questo articolo però volevo dirti mamma, oltre a prepararti litri di acqua perché l’allattamento fa sete e salviette umidificate profumate perché fa anche sudare! 😅  Se ti fa male il seno, non sei sola, non ti preoccupare, perché ci siamo passate tutte 🙂 e che le cose belle, aimè, costano un pò di fatica!

 

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6 Miti da sfatare sui bebè :-)

Già in gravidanza siamo circondate di persone che elargiscono consigli talvolta non richiesti e ci danno indicazioni spesso errate!

La risposta più adeguata sarebbe: “so sbagliare da sola grazie!”

Vi racconto quelli offerti gentilmente a me!

– il bambino fa popò dopo ogni poppata.

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Ma quando mai? Angelo da quando è nato la fa una volta al giorno o anche ogni due (con gli interessi!)

– dagli un pò di acqua a questo bambino non vedi che ha sete?

Premetto che l’acqua non ha mai ucciso nessuno, ma essendo Angelo allattato al seno riceve tutto ciò di cui ha bisogno, acqua compresa. Nelle giornate più calde, se ha particolarmente sete, mi richiede più seno, la poppata iniziale è infatti molto più acquosa proprio per dissetare il neonato.

– se il neonato starnuta significa che ha il raffreddore.

Mai fatto un lavaggio nasale! I neonati starnutano spesso, nei primi giorni di vita potrebbero avere dei residui di liquido amniotico, spesso comunque è segno che il corpo reagisce bene a “corpi estranei”. Angelo ha sempre starnutito tanto, ma non ha mai avuto il raffreddore, semplicemente aveva delle piccole impurità nel nasino da espellere!

-sondino anale come non ci fosse un domani.

Mai preso in mano uno! Non perché Angelo non ha mai avuto aria nel pancino sia chiaro, ma perché abbiamo sempre cercato metodi alternativi, metterlo a pancia in giù, tenerlo in braccio, muoverli le gambe avanti e indietro, cantarli una canzoncina, fargli un massaggino.

Nei primi mesi di vita i neonati non hanno la capacità di controllare lo sfintere, è per questo che hanno difficoltà a espellere l’aria che li causa spesso dolore al pancino. Utilizzando il sondino si rischia di tardare questo processo rendendo lo sfintere più “pigro”.

Poi ogni genitore segua il proprio istinto!

– vestilo questo bambino che ha freddo.

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Foto fonte web

…e magari fuori è estate e ci sono 30 gradi!

Come dice l’OMS, e ripeto l’OMS non la nonna Beralda (che ha comunque ragione su altre cose), la temperatura ideale per la stanza del bebè va dai 18 ai 20 gradi, dicono inoltre che È MOLTO DANNOSO e pericoloso coprire troppo i bambini appena nati, in quanto, non sono in grado di regolare la loro temperatura rischiando così, se coperti troppo, di alzarla eccessivamente. La temperatura corporea giusta per un neonato sono 37 gradi.

Addirittura è uno dei gesti quotidiani per prevenire la SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante)

– far dormire a pancia in giù il bebè.

Sempre l’OMS ha cambiato le carte in tavola, è vero, una volta i bambini si facevano dormire a pancia in giù, poi per alcuni anni si facevano dormire di lato.

Oggi le direttive sono diverse: posizionare il bebè a pancia in su, anche questo gesto aiuta a prevenire la SIDS.

Qui sotto vi riporto il link dell’OMS con tutte le indicazioni e le dritte da conoscere per quando nasce un bebè!

https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_159_ulterioriallegati_ulterioreallegato_2_alleg.pdf&ved=2ahUKEwj–86jo5LcAhUMyKQKHXlrCDYQFjAAegQIBBAB&usg=AOvVaw1xSqVqyGt9dkI3PHcivdZ4

Perché i consigli ci stanno, ma quando sono troppi e sopratutto diversi…che confusione!!!

Come giocare con il bebè 0-3 mesi!💟

In questi mesi di maternità “obbligatoria”, anche se di obbligatorio non ha nulla! Siamo a casa h24 con il nostro bebè e pian pianino iniziamo ad interagire!

Pensate che i nostri bebè d’ora in poi, dovranno scoprire un mondo intero! Cavolo che faticaccia!

Noi mamme (anche i papà certo) abbiamo l’onore di accompagnarli in questa crescita fatta di mille colori, mille suoni, forme, profumi e sapori!

A seguito qualche idea per cominciare ad accompagnarli in questo meraviglioso viaggio,

IL VIAGGIO DELLA VITA!

– SUONI

già da quando portiamo il bimbo nel nostro grembo è attirato dai suoni, si spaventano con i rumori forti, amano già la voce della loro mamma, riconoscono la voce del loro papà quando la sera li salutano. Dicono che se, già da quando siamo incinte cominciamo a far ascoltare delle canzoni o ninna nanne al nostro bebè, queste riusciranno a tranquillizzarlo una volta nato se in pianto.

Io ad Angelo ho sempre cantato molte canzoni e devo dire che lo rilassano e lo calmano!

Quale musica scegliere? Anche se la musica classica è preferita dai bebè, andrà bene qualunque genere musicale, l’importante è che generi relax anche alla mamma e al papà, in questo modo i bambini lo percepiranno.

– COLORI E FORME

nei primi tre mesi di Angelo mi sono limitata all’uso del bianco e il nero.

Solo dopo il secondo mese il piccolo riuscirà a distinguere i colori, il primo sarà il rosso.

I bimbi appena nati sono miopi, riusciranno dunque a distinguere meglio gli oggetti che si trovano a 15/20 cm.

Per tutti questi motivi, già in gravidanza ho preparato i mobili del metodo Montessori, sono varie forme bianche e nere come queste

IMG_20180708_170741.pngpotete avvicinarle alla vista del vostro bebè, o ritagliarle ed appenderle ad un  bastoncino da applicare dentro casa, si muoveranno così con un filo d’aria e il vostro bebè ne sarà molto attratto!

– PALESTRINA

IMG_20180618_124913sopratutto Alberto amava metterlo a pancia in giù con i gomiti appoggiati sulla sua pancia, stimolava così Angelo a tenere la testina su! Quante risate ci siamo fatti!

Eh si! Perché la testina pesa sai! Nei primi due mesi di vita il bebè comincerà ad acquisire la capacità di alzare la testa, per sollevamenti più importanti bisognerà aspettare i 4 mesi, mentre per vedere il bambino finalmente seduto da solo bisognerà aspettare dai 6 agli 8 mesi.

Ricordiamoci sempre che però ogni bambino ha i propri tempi, non è mai giusto forzarlo e nemmeno metterlo a confronto con gli altri bambini della serie: il mio sta già seduto e il tuo? Il mio è lungo 65 cm e il tuo? Il mio dice già mamma e il tuo?

Odiose…

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– MASSAGGI E BACI

anche se può sembrar strano ma i bambini appena nati non hanno la percezione del loro corpo e del loro corpo nello spazio circostante.

Un bel massaggio, con dell’ olio (ad es. Olio di Jojoba), oltre a rilassarli, li farà conoscere le loro “zone” del corpicino, dai piedini alle spalle, dal petto alle gambine.

Il massaggio neonatale oltre ad infondere benessere e sicurezza al bebè, sarà di grande aiuto anche alla neo mamma in caso di depressione post partum.

E voi come giocate con il vostro bebè?!?😍

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Sa di Bebè

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Mannaggia… mi è scivolato il bebè!

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Se anche a te è capitato di veder cadere o far cadere accidentalmente il tuo tesoro più prezioso, non ti preoccupare! Sei in buona compagnia!

Posso tranquillamente dire che a più del 90% dei genitori è capitato, quindi, non cominciare con i sensi di colpa del tipo: sono una buona a nulla, sono una madre snaturata, il mio bimbo merita una mamma migliore ecc ecc…

Il tuo bimbo stai tranquilla che non la pensa così!

È capitato anche a me, Angelo aveva neanche tre mesi.

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Eravamo in vacanza a Jesolo, stavamo facendo una passeggiata e ad un certo punto sono inciampata in una buca nel marciapiede, d’istinto mi sono aggrappata al passeggino tirandolo verso il basso, in un nano secondo mi sono ritrovata il passeggino per terra senza nemmeno rendermene conto.

Angelo era ben legato, ma poteva aver sbattuto la nuca, non ne sono sicura, ha subito pianto probabilmente per lo spavento, poi, appena mi ha vista si è tranquillizzato.

Li per li mi sono sentita morire, sono tornata nell’appartamento dove alloggiavamo e Alberto mi aveva tranquillizzata, in effetti Angelo sembrava stare benone.

Dopo un paio d’ore però non riuscivo a darmi pace, i sensi di colpa mi stavano divorando lo stomaco come dei mostriciattoli in cerca di vendetta.

Decidemmo cosi di andare in pronto soccorso dove il pediatra, dopo aver visitato Angelo, ci tranquillizzò.

Tornammo così a casa sereni, io più che altro perché Alberto lo era già. Si è vero, si vedeva che Angelo stava bene, ma non l’aveva fatto cadere lui, e poi no, non riuscivo proprio a stare tranquilla.

Il consiglio che possi darti mamma, è innanzitutto non farti prendere dal panico, e di valutare una serie di cose:

– il bambino ha vomitato?

– ha un’irrequetezza anomala?

– le pupille hanno dimensione diversa?

C’e da dire che i bambini hanno le ossa del cranio ancora in formazione e quindi incassano meglio i colpi e si riprendono prima degli adulti.

In ogni caso, mamma, se non ti senti tranquilla, e questo sarà quasi certo 😅, anche se come nel mio caso non sei neanche sicura se il tuo bebè ha sbattuto o meno la testa, chiama il pediatra/ guardia medica o fai un giro al pronto soccorso. La salute del bebè è al primo posto e la nostra tranquillità appena dopo!

I neonati dall’essere quasi immobili, cominciano a muoversi senza avvisarci! Come Angelo a tre mesi, una notte me lo sono ritrovato sul lettino, con la testa al posto dei piedi e viceversa!

Cerchiamo quindi di agire in totale sicurezza.

Se devo andare un attimo al bagno, metto Angelo sulla sua sdraietta ben legato, per quando non ci starà più sulla sdraietta ho acquistato il recinto di plastica della chicco, che metterò in salotto.

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Meglio sempre prevenire qualsiasi urto o caduta ma se accidentalmente capita, non ti preoccupare mamma, sei comunque una bravissima mammina! 💟

 

 

 

 

 

Tornare a casa… da mamme! Parte II

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“Organizzazione” quando si diventa madri è la parola chiave, per essere un mamma felice il primo passo è proprio questo: sii organizzata

La vita a volte ci scombussola e ci fa cambiare tutti i piani, per quanto possibile però, è buona regola pianificare le cose da fare nel breve e medio periodo.

Quando tornai a casa dall’ospedale, ricordo che nonostante Angelo dormiva molto, come la maggior parte dei neonati nei primi giorni di vita, io non avevo molta voglia di “mestierare”, avevo partorito da poco, i punti dell’episiotomia tiravano e la testa se stavo in piedi a lungo girava, preferivo di gran lunga passare il tempo ad ammirare il mio bebè… che meraviglia!

Alberto riuscì a stare a casa solo due giorni da lavoro, per fortuna però riusciva a tornare a casa nel pomeriggio, mia mamma passava a trovarmi ogni mattina, ma anche per lei, la voglia di guardare Angelo e le sue piccole espressioni andava oltre ogni cosa.

Dicono (e chi lo fa ha assolutamente ragione), di farsi aiutare una volta tornate a casa, io di carattere sono sempre stata autonoma, non so perché, ma fare le cose da me mi da una grande soddisfazione. Per carità, per ora sono ancora in maternità, poi magari quando tornerò a lavoro mi vedrete in versione casalinga disperata!

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Spero di non arrivare a quel punto ma lo scopriremo solo vivendo!

La mia smania di fare le cose da me però, mi ha aiutata a vivermi un ritorno a casa sereno.

Ecco il mio modus operandi:

– cibo: ho preparato circa due kg di ragù e l’ho stoccato in contenitori monoporzione o due porzioni, stessa cosa per la passata di pomodoro. Ho preparato circa 6/7 pasticci con varie farciture, congelati in porzioni da due in quei contenitori di alluminio con tappo in cartone, congelati ancora da crudi. Ho fatto un bel pentolone di minestrone e congelato anche questo. Ho comprato un po di carne e stoccata a singole fettine.

Tutte queste preparazioni, in gravidanza, mi hanno richiesto due giorni ma ho risparmiato un sacco di tempo per fare da mangiare una volta tornata a casa con Angelo e non abbiamo rinunciato a piatti genuini e sfiziosi! Anche perché a me l’allattamento ha sempre fatto fame!

-pulizia: io decisi di stare a casa dalla fine del settimo mese, per fortuna ho fatto questa scelta perche l’ultimo mese ero praticamente immobile sul divano 😒 una volta a casa ne ho approfittato per fare quelle pulizie che spesso si rimandano ad es. Pulizia tende, pulizia vetri (facendo sempre attenzione al pancione), pulizia dentro i mobiletti della cucina, decluttering armadio ecc… quando tornammo a casa con il bebè avevamo spesso gente a casa, è così, tutti, anche i parenti più lontani, non vedono l’ora di vedere il nuovo arrivato onde per cui hai molto movimento a casa e nei limiti del possibile vuoi avere una casa almeno decente!

-comprare dolci:

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Un’altra cosa che mi ha salvata è stato acquistare confezioni di dolci per un esercito. Non era insolito il messaggio “sono di passaggio posso passare a trovarti così conosco Angelo?”, avere dei dolci secchi a casa l’ho trovata in un sacco di occasioni una manna dal cielo

-preparare il fasciatoio:

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Mentre le mie amiche hanno aspettato l’ultimo momento, io il fasciatoio ce l’avevo già li pronto dall’ottavo mese! Pronto all’utilizzo con pannolini, detergente senza risciacquo delicato, cotone, garzette per il moncone

-preparare il lettino/culla con le lenzuola e coperto con altro lenzuolo per evitare la polvere

– informarmi su tutte le questioni burocratiche da sbrigare una volta nato il cucciolo (seguirà articolo in merito), aimè sono diverse.

– informarmi su tutti i bonus possibili e immaginabili stanziati dallo stato, scoprii cosi che mi servivano una serie di documenti da richiedere in banca ed al commercialista/caf, sapete che rottura farlo con un bebè appena nato?

– capire come infilare il passeggino in macchina! Possibilmente DA SOLE e non con l’aiuto del papà (per gli uomini queste cose sono sempre dei giochi da ragazzi), e come agganciare/sganciare l’ovetto, un’impresa che mi ha fatto sudare 5 camice!

Vi viene in mente altro???

Tornare a casa… da mamme! Parte I

Wow!!!!

Non ci credo ancora di aver creato qualcosa di così incredibilmente bello!

Sono mammmaaaaa!!!!!

Ecco un elenco di prime cose che farò e che voglio immortalare con una foto!

– foto al fiocco nascita sulla stanza dell’ospedale ✅

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– foto mentre cerco di attaccare il bebè al mio seno, possibilmente con un veletto di trucco ✅

– foto del primo cambio pannolino, non della mia espressione perplessa, ma del culetto del bebè ✅

– foto varie con i parenti seduti uno per volta sulla stessa poltroncina, tutti con la stessa espressione, con sfondo lavandino ospedale e col bebè in braccio ✅

– foto al papà che porta il bebè in ovetto fuori dall’ospedale #prima volta in ovetto ✅

-foto in macchina #prima volta in macchina ✅

Per non parlare delle innumerevoli foto fatte a casa, ad ogni minima variazione di espressione: “vai amore, fai una foto, dai muovitiiii”.

– far sviluppare in blocco 500 foto per risparmiare ✅

Certo, con i mesi ho imparato a razionalizzarle…

Ed eccoci, finalmente nel nostro nido! Ti guardo negli occhi e sono felice, una gioia mi parte da dentro e mi fa quasi scoppiare il cuore.

Non ho paura, non sono spaventata. Sei incredibilmente piccolo, ma riesci a trasmettermi una forza e una grinta altrettanto grande!

Comincio già a ringraziarti, tutte le volte che posso… cavolo ti ho qui da poche ore e penso già che senza di te come avrei potuto fare…

La tua boccuccia a forma di cuore, i tuoi occhi così simili a quelli della tua mamma, i tuoi piedini cosi fini e lunghi, eh si, questi sono proprio del papà, i tuoi polpaccini alla Roberto Carlos, anche questi della mamma 😒, le orecchie a punta alla star trek, come quelle del papà..ssshh non dirglielo però…

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Amore mio quanto ti amo. Sei il mio bebè. Quante volte ti ho detto questa frase, e quante altre volte te la dirò negli anni a venire.

Tre giorni fa siamo usciti di casa in 2 e 1/2, ed oggi siamo qui in 3!!!

Ieri toccavo la mia pancia e sentivo il tuo culetto tondo spingere sul mio stomaco, mamma mia che acidità, oggi vorrei stringerti cosi forte ma la paura di romperti è tanta!

Organizzare al meglio il nostro rientro a casa è stata una scelta astuta… mi ha permesso di godermi a pieno ogni singolo momento… come ho organizzato il nostro rientro dall’ospedale?

To be continued